
Episodio 3, Memoria
Maestri della Riviera – Fratelli Levaggi
L’energia del Miramare riflette quella della comunità di artigiani che ci circonda. Quest’estate, con la serie I Maestri della Riviera, usciremo dal nostro albergo per onorare le persone che mantengono viva la nostra eredità costiera.
Molto di ciò che definisce un soggiorno al Miramare inizia nelle botteghe lungo la Riviera dove lavorano artigiani che dedicano una vita a perfezionare un mestiere unico. Quest’anno la nostra miniserie Maestri della Riviera ti porta direttamente dentro i loro atelier per scoprirne tutti i segreti.
Per il terzo episodio abbiamo percorso qualche chilometro lungo la costa fino alla Bottega dei Fratelli Levaggi, dove Paolo e Gabriele sono i depositari di un’attività di famiglia che da tre generazioni costruisce sedie partendo dal legno grezzo e affidandosi a tecniche antiche e all’abilità manuale.
Due secoli di tradizione sulla nostra terrazza
Se guardi attentamente le nostre camere o le nostre sale noterai un elemento d’arredo che è presente sulla costa ligure fin dai giorni del Grand Tour: la Chiavarina.
Leggera, essenziale e totalmente priva di elementi decorativi, da due secoli questa sedia è la prova che il design di qualità non ha bisogno di fronzoli.
La sedia nacque come una sfida. Nel 1807 un marchese locale chiese all’ebanista Giuseppe Gaetano Descalzi di creare una nuova sedia rielaborando un modello in pesante stile impero. Originario della cittadina di Chiavari, Descalzi prese l’invito alla lettera: eliminò i pannelli posteriori imbottiti, rese le gambe più snelle e creò una struttura per lo schienale che lasciò tutti esterrefatti per la sua estrema leggerezza.
Ancora oggi i Fratelli Levaggi seguono fedelmente il suo progetto originale.



Una passeggiata nei boschi
“Seguiamo ancora l’esatto metodo di Descalzi”, spiega Paolo Levaggi. “Ma il nostro lavoro non inizia in bottega, bensì nei boschi dell’entroterra ligure.”
Per selezionare personalmente gli alberi di faggio, ciliegio e frassino con cui realizzare le sedie, i due fratelli utilizzano legname di provenienza locale. Prima di ogni taglio ne verificano la stagionatura, prestando anche attenzione alle fasi lunari.
Questo legname è nodoso, non molto largo e piuttosto resistente, molto più difficile da lavorare rispetto a quello uniforme di importazione, ma possiede una densità e un’elasticità naturale che permettono al prodotto finito di piegarsi sotto il peso senza mai spezzarsi.
Una volta tagliato, il tronco va direttamente al deposito di legname dei Levaggi.
“Non abbiamo mai preso in considerazione la produzione di massa”, osserva Gabriele. “Un macchinario industriale non può leggere le venature di un albero di ciliegio, né dirti quando un ramo di frassino è pronto per essere sagomato.”

Aria e colla antica
Nelle moderne falegnamerie il legno grezzo viene essiccato in forni industriali nell’arco di un fine settimana. Nel deposito dei Levaggi le tavole sono lasciate a stagionare all’aria aperta. È la natura a provvedere all’essicazione.
A seconda dello spessore del taglio, il legno rimane all’aperto dai due ai cinque anni. Questa lunga stagionatura permette alle fibre interne di spostarsi e assestarsi, indurendo il legno in modo che le giunture non si deformino per decenni.
“Naturalmente non si tratta di una scelta a basso costo”, spiega Paolo, “ma riteniamo che sia una garanzia fondamentale di qualità e autenticità.”
Le tavole vengono portate in laboratorio solo quando il legno è essiccato a regola d’arte. A quel punto i fratelli le tagliano usando sagome storiche e rifinendone quindi le curve a mano mediante raschietti fino a eliminare ogni imperfezione strutturale.
Quando è il momento di assemblare le varie parti non si utilizzano viti metalliche. Le giunture vengono calibrate una a una e unite con una colla a caldo di origine animale, lo stesso composto organico usato dagli artigiani nel Medioevo.

Impagliate in tensione
Il vero test di una Chiavarina è la seduta.
Usando sottili filamenti di giunco indonesiano, un impagliatore lavora direttamente sulla sedia assemblata. Con gesti veloci e sicuri le sue mani pazienti tessono i giunchi secondo un fitto disegno di trama e ordito. La tensione delle fibre funge da legante finale, tenendo insieme le gambe e fissando l’intera struttura.
Il risultato è una strana contraddizione fisica: una sedia leggera quanto una piuma ma in grado di resistere a generazioni di uso quotidiano.
“In questa sedia forma e funzione si fondono insieme”, aggiunge Paolo. “La sua estetica, così leggera ed elegante, è una conseguenza diretta della sua struttura. Una struttura pensata fin nei minimi dettagli, in cui nessun elemento può essere definito superfluo.”
Prima che una sedia lasci il tavolo da lavoro, la fase finale della lucidatura esalta il carattere naturale dei materiali, proteggendoli al contempo dall’umidità dell’aria salmastra. Anziché nascondere il legno sotto un pesante strato di vernice, il processo di lucidatura si fonda sulla pazienza di realizzare una finitura delicata e resistente che acquisisca personalità con il tempo.


ACCOMODATI AL MIRA
La collaborazione tra il nostro albergo e la Fratelli Levaggi è da ricondurre a un’ostinazione comune. Entrambi crediamo che la qualità richieda tempo, lavoro manuale e un totale rifiuto a fare le cose di fretta.
“Amiamo dare forma e nuova vita a ogni singolo elemento delle nostre sedie”, afferma Paolo. “Valutare la qualità del legno, saper come leggere le venature naturali, esaltarne le peculiarità… Sono tutte fasi della produzione che non vogliamo affidare a un processo automatizzato senz’anima.”
Ecco.
Le Chiavarine dei Fratelli Levaggi sono un simbolo di tutto ciò che per noi ha un valore: maestria e cura frutto della pazienza delle persone del posto.






